Lo spritz secondo noi
In Belgio? In Belgio a fare cosa? Così diceva l'Ignorante ogni volta che annunciavamo la nostra prossima destinazione. Sì,
perché il Belgio non è solo la terra degli euroburocrati, della pioggerellina perenne e delle miniere di carbone. Lasciando
stare Bruxelles, in Belgio sorgono città che sono autentici gioielli architettonici come Gand o Bruges (quest'ultima inserita
dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità). In Belgio inoltre la produzione del cioccolato si è elevata ad arte. Ma soprattutto
il Belgio è il paradiso della birra: potevamo dunque non andarci?
Precisiamo innanzitutto che poiché aborriamo i sommelier
(siano essi di vino o di birra non importa: bere è un piacere e non deve essere ridotto a tecnica o scienza), in questo articolo
diremo le nostre impressioni birraiole senza particolari fronzoli, assumendoci la responsabilità di eventuali imprecisioni.
Dovete dunque sapere che in Belgio ci sono circa 600 marche di birra; appare dunque evidente che nonostante la nostra solerzia ci sarebbe
occorso circa un mesetto (e 5 donatori di fegato pronti) per poterle assaggiare tutte. Abbiamo dunque dovuto fare giocoforza una scelta,
escludendo a malincuore, solo per fare alcuni nomi, alcune abbazie e/o birrifici di assoluto rilievo come Ciney, Bonne Esperance, Abbaye de Rocs,
Westmalle e la Sterkens di Meer (birra Saint Denise).
Per fortuna alcune di queste birre, ed altre che non conoscevamo, siamo riuscite a berle ugualmente perché in Belgio qualsiasi
locale di un qualsiasi villaggio ha una carta di birre da far invidia ad un italico pub! Il bello inoltre è che ogni birra viene servita
nel suo specifico bicchiere e quasi sempre con il relativo sottopiatto.
Entrando nello specifico del nostro tour da Charleroi, dove siamo atterrati, abbiamo puntato a sud verso i confini della Francia con
destinazione Chimay, patria dell'omonima birra e dove, dopo una doverosa visita ai frati trappisti dell'abbazia di Scourmont (presso
la quale tuttora si produce la birra), abbiamo brindato alla Nostra con la prima birra belga, nella fattispecie una bella Magnum Grand
Réserve da 1,5 litri (prezzo modicissimo: 14 euro se bevuta al tavolo, 11 se portata via - la stessa bottiglia a Bruxelles la vendono
a quasi 30! -). Da segnalare inoltre che oltre ai canonici tre tappi (bianco, rosso e blu) in listino ce ne sono di introvabili in Italia,
come la Triple e la Spéciale Poteaupré (quest'ultima, alla faccia del nome, assai leggera e chiara). Obbligatorio abbinare le birre con i
formaggi prodotti dall'abbazia, tutti buonissimi (c'è anche, non poteva che essere altrimenti, quello alla birra).
La seconda tappa del giorno è stata a Dinant, dove si produce la Leffe: purtroppo il museo era chiuso ma ciò non ci ha impedito di dissetarci al
Cafè Leffe ed assaggiare le varie tipologie: note di encomio per la Radieuse e la 9.
Dopodiché siamo andati all'abbazia di Maredsous, dove si produce l'omonima grande birra; peccato che a parte l'ala dove si trova lo shop/ristorantino
fosse tutto avvolto dalle tenebre, sicché non siamo riusciti ad apprezzare appieno, assieme alla birra, anche l'imponenza dell'abbazia.
Infine ci siamo recati a Namur, dove avevamo tappa logistica: la città non merita la sosta, l'omonima Blanche non siamo paradossalmente riusciti a trovarla, ma
essendo i pub ben forniti non siamo comunque andati fuori male: a parte una Kriek alla ciliegia nel finale frutto di un malinteso con il cameriere, serata fondamentalmente
a base di Rochefort (8 e 10).
L'indomani rotta verso Bruxelles, con sosta/pellegrinaggio durante il tragitto a Hoegaarden. Qui nella Kapitelhujs abbiamo assaggiato un po' tutta la produzione del
birrificio: oltre alla classica bianca, da un lato la Citron (come dice il nome al limone, con appena 3% di gradazione), dall'altro la Gran Cru (che per contro fa
8,7%): ovviamente tutte buonissime. La Citron a nostro avviso, pur essendo leggerissima, in Veneto starebbe benissimo come aperitivo alternativo nelle afose giornate estive.
Di Bruxelles diciamo innanzitutto che è piena di pub, tutti ben forniti, e non crediamo esistano grosse differenze tra l'uno e l'altro; il fato ha voluto che noi finissimo al
Toone VII, locale caratteristico (in alcuni giorni della settimana si svolge il teatro delle marionette) dall'amplia scelta: dopo un approccio inizialmente conservatore
nel quale abbiamo assaggiato birre a noi già note (Judas, Kwak, Bush, Triple Karmeliet), ci siamo buttati sulle novità con le varie
Orval, Mort Subite (si tratta di una lambic, tipica della zona di Bruxelles, con un gusto di mela tipo sidro per intenderci), Enghien Noel, Vieux-Temps.
Essendo il programma del giorno seguente decisamente intenso, ce ne siamo tornati soddisfattissimi all'hotel, dove abbiamo consumato la Maredsous saggiamente acquistata il giorno
prima.
L'obiettivo ultimo del giorno successivo era infatti Bruges, ma non potevamo esimerci da una sosta nella vicinissima (da Bruxelles) Grimbergen, la cui omonima birra ha
rappresentato per molti di noi il primo "approccio" con le birre belghe: spettacolare la birra (sia la chiara che la scura), spettacolare il locale nel quale siamo finiti, il
Groenpoort!
Nel pomeriggio, dopo una veloce sosta a Gand per vedere la cattedrale, dritti alla meta: Bruges. Qui è stata l'apoteosi della birra ed anche in questo caso come a Bruxelles
siamo stati aiutati dal fato. Infatti mentre eravamo alla ricerca di un posto per mangiare, abbiamo addocchiato in una via poco trafficata un locale che ci sembrava caratteristico e non
turistico (diversamente da quelli adiacenti alla piazza del Mercato, come il de Pub ed il Cathedraak). Pertanto dopo la nostra meritata cena a base di carne ai ferri, accompagnata da
Brugge Zot, Brugge Tripel (birre locali a noi prima di allora ignote, ma che abbiamo scoperto aver ricevuto parecchi riconoscimenti internazionali) e Westmalle,
ci siamo recati nel locale in questione: il 't Brugs Beertje. La carta delle birre era (è) semplicemente mostruosa: oltre 300 tipi, una cinquantina dei quali
esclusivamente di birre natalizie. Stante il periodo dell'anno, proprio su queste ultime ci siamo concentrati. E qui la lista delle birre testate si fa lunga: Delirium Noel/Xmas
(versione natalizia della ben nota Delirium Tremens), Stille Nacht (Oerbier), Bush de Noel, Santa Bee (birra che nell'etichetta e nel nome richiama l'ape e che
effettivamente ha un sentore di fiori di campo), Carolus Xmas (che invece sa da liquirizia), Tsjeeses, Smisje Jerst, Abbaye des Rocs.
Tutte birre buonissime che ci hanno assicurato una dormita profonda e rigenerante, quanto mai necessaria perché l'indomani purtroppo si sarebbe conclusa la nostra incursione in
terra belga (o vallone-fiamminga, fate un po' voi). Incursione davvero all'altezza delle migliori aspettative e che non poteva che terminare con l'ultima Leffe in aeroporto.
PS. Ci rendiamo conto che questo articolo è troppo denso e nel contempo incompleto (ad es. - e solo per limitarci a birre di nostra conoscenza - non abbiamo bevuto e
conseguentemente citato le varie Affligem, Gulden Draak, Van Gent, Ciney, Bonne Esperance), ma abbiamo corso il rischio. Nella speranza di gettar luce
in quello che può sembrare uno sterile elenco di birre, diciamo che abbiamo unanimemente eletto come migliori birre ex aequo: la Leffe 9, la Rochefort 8, l'Abbaye des Rocs
e la Triple Karmeliet.
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